Perché a Latina non si fanno più grandi concerti?

di Arrigo Andreani

Perché a Latina non si fanno più grandi concerti?

È una domanda che migliaia di cittadini si pongono da anni. Una città di oltre 130 mila abitanti, la seconda del Lazio, patria di Tiziano Ferro e capace in passato di ospitare Vasco Rossi e altri grandi nomi della musica italiana, oggi è completamente scomparsa dalle mappe dei tour nazionali.

C’è stato un tempo in cui Latina riusciva a riempire uno stadio non solo per il calcio. Sul palco del Francioni sono saliti artisti come Vasco Rossi e Tiziano Ferro, il figlio più celebre della città, capace di portare il nome di Latina in tutto il mondo. Per non dimenticare i concerti dei Deep Purple, Zucchero, Ligabue, Subsonica, Calcutta, Negrita, Litfiba e gli Elio e le storie tese. Oggi, invece, il calendario dei grandi tour nazionali passa altrove. E Latina, seconda città del Lazio con oltre 120 mila abitanti, resta a guardare. Non è soltanto una questione di spettacolo. È il sintomo di una città che, almeno sul piano culturale, rischia di trasformarsi sempre più in una periferia di Roma. Una città dormitorio dove si vive, si lavora e poi, per assistere a un concerto, si prende l’auto o il treno verso la Capitale. La domanda è inevitabile: com’è possibile che una città di queste dimensioni sia sparita dalla mappa della grande musica dal vivo?

Quando il Francioni era un palcoscenico

Negli anni Novanta e nei primi Duemila il Francioni rappresentava una tappa credibile per i grandi eventi. La sua posizione geografica, il bacino d’utenza che comprende l’intera provincia pontina e parte del sud del Lazio, rendevano Latina un punto d’incontro naturale. Poi qualcosa si è rotto. Il problema non è la mancanza di pubblico. Ogni volta che un grande artista si esibisce a Roma, migliaia di pontini affrontano chilometri di traffico, parcheggi impossibili e rientri notturni. Il mercato esiste eccome. Semplicemente produce ricchezza altrove.

Il Francioni non è più uno stadio da concerti

Lo Stadio Domenico Francioni oggi fatica già a soddisfare le esigenze dell’attività sportiva ordinaria. Negli anni la struttura ha accumulato criticità legate all’agibilità, agli interventi di manutenzione e agli adeguamenti richiesti dalle normative sulla sicurezza. Organizzare un concerto significa allestire palchi di grandi dimensioni, predisporre vie di fuga, garantire impianti elettrici certificati, servizi igienici adeguati, aree logistiche per mezzi pesanti e spazi destinati agli artisti. Un’organizzazione complessa che richiede una struttura moderna oppure investimenti consistenti.

Il grande assente: un’arena estiva

Molte città italiane di dimensioni inferiori hanno compreso da tempo l’importanza di dotarsi di arene dedicate agli eventi estivi. Latina no. Non esiste uno spazio progettato specificamente per ospitare concerti di media e grande portata, con servizi permanenti, parcheggi adeguati e una logistica capace di sostenere migliaia di spettatori. Ogni manifestazione importante richiederebbe un allestimento praticamente da zero. Questo si traduce in tempi più lunghi, autorizzazioni più complesse e costi più elevati. Il risultato è semplice: chi organizza eventi preferisce probabilmente andare dove tutto questo esiste già.

Nemmeno il PalaBianchini rappresenta una soluzione

Il Palazzetto dello Sport di via dei Mille è stato chiuso nel novembre 2023 dopo che le verifiche tecniche hanno evidenziato un grave ammaloramento delle strutture portanti, in particolare nell’area interrata sotto il blocco spogliatoi. Da allora la struttura è stata interdetta al pubblico e sono stati avviati interventi di messa in sicurezza. Nel 2026 il Comune ha approvato un progetto di fattibilità da circa 1,63 milioni di euro per il consolidamento strutturale dell’impianto. I tempi previsti sono lunghi: oltre un anno tra progettazione esecutiva, gara d’appalto ed esecuzione dei lavori. Ma il problema non è soltanto che il palazzetto oggi è chiuso. Anche una volta completata la riqualificazione, difficilmente potrà diventare, senza ulteriori investimenti, una struttura realmente competitiva per ospitare i grandi tour della musica italiana e internazionale, quelli degli artisti che, numeri alla mano, registrano oggi il maggior richiamo di pubblico; da Ultimo a Vasco Rossi, da Ligabue a Cesare Cremonini, passando per Marco Mengoni, Elisa, Max Pezzali, Achille Lauro e i Pinguini Tattici Nucleari.

Il costo invisibile dell’assenza

Ogni grande concerto è molto più di due ore di musica. Significa camere d’albergo occupate, ristoranti pieni, taxi, autobus, bar, negozi aperti, parcheggi, lavoro per tecnici, aziende di service, personale della sicurezza e attività commerciali. L’indotto economico generato dagli eventi dal vivo è enorme e coinvolge decine di settori. Ogni volta che un grande artista sceglie Roma o altre città del Lazio, quella ricchezza prende un’altra direzione. Latina perde consumi, turismo giornaliero e occasioni di visibilità. Ma perde anche qualcosa di meno misurabile. Perde centralità. Per un ragazzo pontino assistere a un concerto importante significa ormai mettere in conto un viaggio. Roma è diventata una tappa obbligata. È un’abitudine che sembra normale, ma non lo è. Una città dovrebbe offrire anche occasioni di aggregazione culturale, esperienze condivise, eventi capaci di creare identità collettiva.

Serve una strategia, non un evento isolato

Pensare di riportare domani Ultimo o Cesare Cremonini a Latina sarebbe irrealistico. Il problema è molto più profondo. Occorre una strategia che coinvolga amministrazione comunale, operatori privati, promoter, fondazioni e imprese del territorio. Servono strutture adeguate, procedure autorizzative più efficienti, investimenti sulla sicurezza e una programmazione pluriennale che renda Latina nuovamente credibile agli occhi degli organizzatori. Il problema di Latina è che la città non possiede oggi nessuna struttura progettata per ospitare grandi eventi musicali. Il Francioni presenta criticità per produzioni di grande scala, il PalaBianchini è nato per lo sport ed è ancora alle prese con importanti lavori di consolidamento, mentre manca completamente un’arena estiva o un nuovo palazzetto polifunzionale. Di conseguenza, Latina è uscita dai radar dei promoter nazionali, che preferiscono investire dove le infrastrutture sono già pronte. La domanda, in fondo, non è se la città meriti un grande concerto. La domanda è se abbia deciso di voler tornare a essere una città che produce cultura, occasioni e movimento economico, oppure se intenda continuare ad assistere agli eventi programmati a Roma. Perché il silenzio che oggi circonda i grandi palchi non riguarda soltanto la musica. Racconta il rapporto che una città ha con le proprie ambizioni.

Perché a Latina non si fanno più grandi concerti? È una domanda che da anni si pongono migliaia di cittadini. Ma è anche una domanda alla quale dovrebbero rispondere gli amministratori che, negli anni, si sono succeduti alla guida della città. Perché il silenzio dei grandi palchi non è soltanto l’assenza della musica: è il riflesso delle scelte, o delle mancate scelte, che hanno contribuito a lasciare Latina ai margini dei grandi circuiti culturali. E, finché quella colonna sonora continuerà a mancare, Latina rischierà di restare fuori dal concerto più importante: quello del proprio futuro.

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Redazione

Il nostro blog si occupa di approfondimenti legati al sociale, ai diritti civili, alla legalità, alla geopolitica e all’antimafia.

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