Il mondo, questo mese: 12 storie per capire cosa sta cambiando

di Redazione

Il mondo, questo mese: 12 storie per capire cosa sta cambiando

Un viaggio attraverso una selezione delle notizie e delle storie più interessanti dal numero di giugno 2026 di Internazionale: scienza, ambiente, geopolitica, società e cambiamenti che aiutano a leggere e comprendere meglio il mondo di oggi.

Dalla ricerca scientifica ai cambiamenti climatici, dall’intelligenza artificiale alla politica internazionale: il numero di giugno 2026 di Internazionale attraversa un mondo alle prese con trasformazioni profonde, alcune già visibili, altre ancora difficili da comprendere.

Abbiamo scelto dodici storie tra quelle più curiose, sorprendenti e significative dell’ultimo numero della rivista. Un viaggio che porta dall’Artico alle Filippine, dalla Colombia al Brasile, passando per i laboratori di ricerca e i corridoi della politica europea. Dodici storie che aiutano a leggere alcuni dei cambiamenti in corso e a capire come fenomeni apparentemente lontani possano avere conseguenze molto concrete sul nostro presente e, soprattutto, sul futuro.

  1. La rivoluzione biologica: forse non siamo giovani fin dall’inizio

E se l’invecchiamento non fosse un processo inevitabile, ma almeno in parte modificabile?

La ricerca biologica sta cercando di rispondere a una delle domande più ambiziose della medicina contemporanea: è possibile riportare le cellule a uno stato più giovane? Alcuni studi sullo sviluppo embrionale hanno individuato, nelle prime fasi della vita, processi di vera e propria “riprogrammazione” cellulare, durante i quali vengono eliminati o corretti alcuni dei danni accumulati nelle generazioni precedenti. Da qui nasce una delle frontiere più affascinanti della ricerca sulla longevità. Aziende come Altos Labs stanno investendo nella riprogrammazione epigenetica, una tecnica che punta a riportare le cellule verso uno stato biologicamente più giovane senza trasformarle in cellule completamente diverse. Gli esperimenti sugli animali hanno già prodotto risultati interessanti. Il passaggio all’essere umano, però, è un’altra storia: la sfida è capire se e come questi meccanismi possano essere utilizzati in medicina senza provocare effetti indesiderati. L’idea che l’invecchiamento possa diventare, almeno in parte, una condizione modificabile è ancora una prospettiva di ricerca. Ma è una prospettiva che sta cambiando il modo in cui la scienza guarda al tempo biologico.

  1. Intelligenza artificiale: ci sta aiutando o ci sta facendo perdere competenze?

L’intelligenza artificiale permette di lavorare più velocemente, ma cosa succede alle nostre capacità quando lasciamo sempre più compiti alle macchine?

È una delle domande che stanno emergendo con maggiore forza nel mondo del lavoro. Alcuni studi citati dalla rivista suggeriscono che l’utilizzo prolungato di strumenti di IA potrebbe produrre un effetto inatteso: migliorare la prestazione immediata, ma indebolire l’apprendimento e la capacità di svolgere autonomamente lo stesso compito. Un esempio arriva dalla medicina. Medici abituati a utilizzare un sistema di intelligenza artificiale per individuare lesioni precancerose hanno mostrato, in assenza dello strumento, una capacità diagnostica inferiore rispetto a quella precedente all’introduzione dell’IA. Il problema non è quindi soltanto capire se l’intelligenza artificiale sia più o meno brava di noi. È capire cosa succede alle nostre competenze quando smettiamo di esercitarle. Potremmo ottenere risultati migliori proprio mentre diventiamo meno capaci di raggiungerli da soli.

  1. Il permafrost si scioglie e i fiumi diventano arancioni

Il cambiamento climatico non sta trasformando soltanto le temperature. In alcune regioni dell’Artico sta modificando anche il paesaggio e la chimica dei corsi d’acqua. Il permafrost contiene enormi quantità di carbonio intrappolato nel terreno ghiacciato. Con l’aumento delle temperature, parte di questo materiale può tornare a disposizione dei microrganismi, contribuendo alle emissioni di gas serra. Ma c’è anche un effetto molto più visibile.

In Alaska alcuni fiumi e torrenti hanno assunto una caratteristica colorazione arancione. A provocarla è il cosiddetto drenaggio acido delle rocce: il disgelo e l’alterazione dei terreni possono favorire l’ossidazione di minerali contenenti ferro e altri elementi, modificando la composizione dell’acqua. Il risultato sembra quasi surreale: corsi d’acqua che fino a poco tempo prima apparivano limpidi diventano arancioni. È un altro esempio di come il riscaldamento dell’Artico stia producendo trasformazioni difficili da ignorare.

  1. Dal ghiaccio arrivano microbi vecchi di migliaia di anni

Il permafrost è anche un gigantesco archivio naturale. Nel ghiaccio e nei terreni congelati possono sopravvivere microrganismi rimasti isolati per migliaia di anni. Il microbiologo svizzero Beat Frey ha studiato alcuni di questi organismi, individuando microrganismi capaci di resistere a condizioni estreme e di produrre sostanze con interessanti proprietà biologiche. La scoperta apre una prospettiva affascinante: alcuni microrganismi del passato potrebbero contenere molecole utili alla ricerca di nuovi farmaci, compresi possibili nuovi antibiotici.

Ma il loro interesse non si limita alla medicina. Alcuni di questi batteri sembrano avere capacità metaboliche che potrebbero essere sfruttate anche per degradare materiali difficili da smaltire, come alcune forme di plastica. Il ghiaccio, insomma, potrebbe conservare non soltanto tracce del passato, ma anche strumenti utili per affrontare problemi del presente.

  1. Quando un terremoto cambia la costa in pochi secondi

I terremoti ricordano quanto sia dinamico il pianeta su cui viviamo. In pochi istanti, un movimento delle placche tettoniche può modificare un paesaggio che sembrava immutabile da migliaia di anni. Il caso raccontato dalla rivista riguarda Mindanao, nelle Filippine, dove un forte terremoto ha provocato un significativo sollevamento di alcuni tratti della costa. Quando il terreno si alza, anche il rapporto tra terra e mare cambia immediatamente. Zone che prima erano sommerse possono emergere, mentre ecosistemi costieri come le barriere coralline possono trovarsi improvvisamente fuori dall’acqua. È un promemoria spettacolare, e al tempo stesso inquietante, di quanto la geologia possa essere rapida. Siamo abituati a pensare alle montagne e alle coste come elementi permanenti del paesaggio. In realtà, la Terra continua a cambiare sotto i nostri piedi.

  1. Regno Unito: chi è Andy Burnham, il “Re del Nord”

Nel panorama politico britannico, Andy Burnham rappresenta una figura particolare. Ex ministro e da anni sindaco di Manchester, Burnham ha costruito la propria popolarità lontano dal centro politico di Westminster. Il suo soprannome, “King of the North”, richiama proprio questa distanza dalle élite della capitale e il suo rapporto con le città e le comunità dell’Inghilterra settentrionale. La sua storia politica è legata anche alla tragedia di Hillsborough. Nel 2009, durante una commemorazione ad Anfield, Burnham entrò in contatto diretto con la rabbia dei familiari delle vittime che chiedevano verità e giustizia. Da allora ha costruito parte della propria identità politica sulla necessità di ascoltare territori e persone che si sentono ignorati dal potere centrale. Il modello che propone viene talvolta definito “socialismo delle opportunità”: un’idea di sinistra che punta non soltanto alla redistribuzione, ma anche a infrastrutture, servizi pubblici e possibilità concrete di migliorare la propria condizione.

  1. Colombia: l’ascesa di “El Tigre”

La Colombia ha scelto una netta svolta a destra. Alle elezioni presidenziali del giugno 2026 Abelardo de la Espriella ha sconfitto al ballottaggio il candidato di sinistra Iván Cepeda, diventando presidente eletto per il periodo 2026-2030.

Avvocato e imprenditore, De la Espriella si è presentato agli elettori con il soprannome di “El Tigre” e una comunicazione politica fortemente spettacolarizzata, costruita anche attraverso i social network. Sicurezza, lotta alla criminalità e opposizione alla sinistra sono stati alcuni dei temi centrali della sua campagna. Il suo stile ha contribuito a costruire l’immagine di un candidato estraneo alla politica tradizionale, capace di parlare soprattutto a chi chiede una risposta più dura alla violenza e all’insicurezza. La sua vittoria è stata però tutt’altro che plebiscitaria: la distanza dal rivale è rimasta inferiore a un punto percentuale. Il nuovo governo si trova quindi a guidare un paese profondamente diviso, con grandi aspettative ma anche forti opposizioni.

  1. Meloni e Trump: quando un’alleanza diventa complicata

Per anni Giorgia Meloni è stata considerata una delle leader europee più vicine a Donald Trump. Ma i rapporti personali e politici possono cambiare rapidamente, soprattutto quando entrano in gioco interessi economici e strategici differenti. Il rapporto tra la presidente del Consiglio italiana e il presidente statunitense è stato messo alla prova dalle tensioni sulla politica commerciale, dalla guerra in Medio Oriente e dalle diverse esigenze europee e americane. Anche la comunicazione sui social ha contribuito a rendere più evidente la distanza. Quello che sembrava un rapporto privilegiato ha iniziato a mostrare le proprie contraddizioni. La questione, però, va oltre il rapporto personale tra due leader. Per l’Italia si tratta di trovare un equilibrio tra il legame con Washington e la necessità di mantenere una posizione autonoma all’interno dell’Unione europea.

  1. I milionari che cambiano paese

Sempre più persone molto ricche stanno valutando l’idea di trasferire altrove la propria residenza. Non è soltanto una questione fiscale: contano anche stabilità politica, sicurezza, qualità della vita e prospettive economiche. Il fenomeno ha dato vita a un vero settore dell’economia globale: società e consulenti specializzati aiutano i grandi patrimoni a scegliere dove trasferirsi e come ottenere la residenza. Alcuni paesi cercano deliberatamente di attirare questi capitali attraverso programmi destinati agli investitori facoltosi.

È un fenomeno interessante perché racconta un aspetto della globalizzazione spesso poco visibile. Per chi dispone di grandi risorse, cambiare paese può essere relativamente semplice. E la concorrenza tra gli Stati non riguarda più soltanto imprese e lavoratori: riguarda anche le persone più ricche del pianeta.

  1. Brasile: quando i grattacieli fanno ombra alla spiaggia

A Balneário Camboriú, nello stato brasiliano di Santa Catarina, il confine tra città e località turistica è diventato quasi irriconoscibile. La città è famosa per i suoi grattacieli, alcuni dei quali superano i 200 metri di altezza, e per un mercato immobiliare tra i più costosi del Brasile. La sua skyline le è valsa il soprannome di “Dubai brasiliana”.

Ma il successo edilizio ha avuto un effetto paradossale: gli edifici sono diventati così numerosi e imponenti da modificare persino l’esposizione al sole della spiaggia. Per mantenere attrattiva la costa, il comune ha investito nell’ampliamento artificiale dell’arenile. Balneário Camboriú è così diventata un caso emblematico delle contraddizioni del turismo contemporaneo: più costruzioni per attirare visitatori, più infrastrutture per accoglierli e, allo stesso tempo, il rischio di trasformare proprio il paesaggio che aveva reso famosa la destinazione.

  1. Una fotografia, una guerra e una domanda scomoda

Una delle storie più inquietanti riguarda una fotografia diventata celebre durante la guerra in Bosnia.

Lo scatto, vincitore del World Press Photo nel 1993, mostra un’esecuzione. L’uomo che spara è Goran Jelisić, noto con il soprannome di “Adolf” e successivamente condannato dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia. A distanza di anni, un’inchiesta ha riaperto una domanda difficile: quella scena fu realmente documentata così come avvenne oppure venne preparata per essere fotografata?

La questione, se confermata dalle prove disponibili, riguarda molto più di una singola immagine. Tocca il rapporto tra fotografia, propaganda e guerra e mette in discussione il modo in cui le immagini dei conflitti vengono prodotte, selezionate e poi utilizzate per raccontare la realtà. È anche un promemoria sul potere delle fotografie: una singola immagine può diventare il simbolo di una guerra, ma questo non significa necessariamente che racconti tutta la storia.

  1. Yemen: il custode dell’ultimo tempio indù di Aden

Ad Aden, nello Yemen, Ahmed Abdul Jalil custodisce da decenni un luogo che racconta una città molto diversa da quella che conosciamo oggi. Ha circa settant’anni ed è musulmano, ma da tempo si prende cura dello Shree Hinglaj Mataji mandir, uno degli ultimi luoghi di culto indù rimasti in città.

Il tempio risale a circa 160 anni fa, quando Aden era un porto cosmopolita attraversato da comunità, commerci e religioni differenti. Le guerre e le trasformazioni politiche hanno però progressivamente cancellato gran parte di quella convivenza. Jalil continua a vivere accanto al tempio e a proteggerlo, nonostante le difficoltà e le pressioni legate alla sua possibile trasformazione. La sua storia va oltre la difesa di un edificio religioso. È la storia di una memoria urbana: quella di una città in cui culture e fedi diverse hanno convissuto e che oggi rischia di perdere anche le ultime tracce di quel passato.

 

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Il nostro blog si occupa di approfondimenti legati al sociale, ai diritti civili, alla legalità, alla geopolitica e all’antimafia.

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