Il ballottaggio di Latina, fra matematica e partito preso

A 5 anni dalla “rivoluzione gentile” quello che ci rimane sono i coriandoli a terra dopo la festa. Un’enorme bolla di polemiche sulle pulci dopo aver ignorato per anni gli elefanti.

Share on facebook
Share on telegram
Share on whatsapp
Share on twitter
Share on linkedin

Parliamoci chiaro da subito. Se Damiano Coletta è diventato sindaco di Latina non lo è stato tanto per la voglia di cambiamento (o almeno solo in piccola parte) ma lo è stato per una somma di piccole cose che si sono messe al posto giusto al momento giusto. Per esempio sicuramente è stata decisiva la divisione del centro destra che nel 2016 si era frantumato in almeno 6 correnti, tutte con il proprio candidato a sindaco (De Monaco, Tripodi, Sovrani, Chiarato, Calvi e Calandrini lasciando da parte centristi e posizioni più estreme). Ma nonostante lo spaccamento della galassia di destra e il commissariamento dell’ultimo sindaco, la matematica non tradisce. Al primo turno il più votato fu Nicola Calandrini, esponente dello stesso partito e dello stesso gruppo dirigente che dopo vent’anni si portava numerose ombre: dai 2 commissariamenti, agli arresti, passando per scandali, prescrizioni e indagini varie.

Arrivati al ballottaggio Coletta-Calandrini si è giocata una partita a due in cui hanno influito molte dinamiche. Certo, la voglia di cambiamento. Ma anche le lotte intestine che probabilmente hanno visto schierati contro il candidato di FdI i tanti esponenti della stessa destra che ormai era divisa e rancorosa.

Il risultato lo conosciamo. Con Damiano Coletta a stravincere e diventare il sindaco che interrompeva il percorso di quella classe dirigente che si era andata via via formatasi dal 1993 con l’avvento di Ajmone Finestra.

L’iniziale entusiasmo per quella ventata di novità con il tempo ha lasciato posto a numerosi mal di pancia. Da una parte l’incapacità di una comunicazione popolare in un periodo dove il populismo è il linguaggio universalmente usato per attrarre consensi, dall’altra le iniziative e le battaglie intraprese da Damiano Coletta e che lo hanno allontanato, nell’immaginario collettivo, da quell’idea di candidato civico, per essere identificato come politico di centro sinistra. E si sa, a Latina hanno vita lunga molte cose. Ma non di certo le cose che assomigliano anche da lontano a qualcosa di sinistra. Ma al di là del radicamento politico del territorio non bisogna negare le problematiche di un’amministrazione molto spesso ferma sulle gambe nonostante l’impegno (leggi qui il nostro report di metà mandato) e che ha pagato (per assurdo) il fatto di aver lavorato (e migliorato) l’interno del sistema amministrativo, occupandosi di regolamenti, regolarizzazioni di appalti, finanziamenti, ambiente, legalità. Azioni importanti ma invisibili e che non trovano lo stesso riscontro nella percezione del cittadino rispetto ad una qualsiasi cosa più concreta, come una strada asfaltata.

Anno 2021. Il centro destra si presenta questa volta più o meno unito, con la sola Annalisa Muzio a scombinare un po’ i piani. La controffensiva di LBC è l’alleanza con il PD che sdogana una volta per tutte la vicinanza di intenti e ideali con il mondo del centro sinistra. Un’arma a doppio taglio insomma.

Ma la matematica non tollera la filosofia. E se prendiamo gli stessi voti che nel 2016 il centro destra prese disperdendoli in tutti gli schieramenti, li ritroviamo praticamente tutti qui. Nel 48% di Vincenzo Zaccheo. Viceversa se andiamo a sommare i voti del PD e di LBC del 2016 troveremo anche il quel caso la simmetria quasi perfetta: il 35%. Questa analisi “scientifica” e asettica ovviamente non vuole sentenziare nulla ma sicuramente ci fa riflettere su tre aspetti:

  • Nonostante prima Calandrini e ora Zaccheo non siano “presentabilissimi” hanno preso comunque la maggioranza dei voti. Segno che il radicamento politico probabilmente ha la meglio sull’etica e le capacità amministrative di chi si candida.
  • Stessa cosa al contrario: qualsiasi cosa possa fare un sindaco non di centro destra a Latina pagherà sempre il peccato originale di “essere di sinistra” in una città dove ancora il collocamento per scatole e le divisioni ideologiche sono forti
  • Le percentuali del 2016 e del 2021 si equivalgono, la differenza l’ha fatta l’unione. Segno che qualunque cosa faccia uno schieramento o l’altro il voto è di “partito preso”

Un risultato quindi antropologico che tra l’altro si sarebbe potuto raggiungere già nel 2016 se il centro destra fosse andato unito come ora.

A 5 anni dalla “rivoluzione gentile” quello che ci rimane quindi sono i coriandoli a terra dopo la festa. Un’enorme bolla di polemiche sulle pulci dopo aver ignorato per anni gli elefanti. E chissà se l’attenzione rimarrà sempre vigile anche con Vincenzo Zaccheo, questa sarebbe un’altra ricerca sociologica interessante.

Non ci siamo abituati al bello, è vero. Forse perchè prima di abituarci al bello dovremmo abituarci a noi stessi. Produrre gli anticorpi per debellare i pregiudizi e i radicamenti che attanagliano questa terra. Perché non si può pretendere il cambiamento che non si è stati.

Share on facebook
Facebook
Share on whatsapp
WhatsApp
Share on telegram
Telegram
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn

sostegno


entra nella community

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*