Resisto dunque sono

megafono
IL MEGAFONO
di Arrigo Andreani

“E vi si sono abituati. Han pianto un poco, poi si sono abituati. A tutto si abitua quel vigliacco ch’è l’uomo.” Già nell’800 Dostoevskij aveva segnato un punto cardine, eterno e assoluto, su quello che è l’uomo: un essere rimbalzante. Un pò per l’etimologia derivante dal latino resilio, che indica, letteralmente, la capacità di “rimbalzare” dopo una caduta. Un po’ anche per quella sua costante capacità di saper arredare il baratro da cui credeva non sarebbe più uscito. E’ così che a noi non sembra più apocalitico non poter prendere una macchina e uscire di sera. Ma anche lavorare, socializzare, viaggiare, farsi una partita a calcetto (che poi c’è il padel). Tutto è diventato pericolosamente meno frustrante e troppo normale. Rimbalziamo. 

E se da un lato la pandemia non ha insegnato molto a chi non è disposto a imparare, dall’altro ci ha sbattuto in faccia l’indispensabile necessità di riconoscersi e sentirsi connessi. Per quel sistema primitivo in cui nessuno si salva da solo, che a volte ti lascia la sensazione di essere messo a nudo. Quasi come sentire l’abbattimento di tutte le tue difese personali. Arreso. Ma compiaciuto della propria umanità.

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