Bang bang bang

megafono
IL MEGAFONO
di Arrigo Andreani

Giovanissimi con i passamontagna che maneggiano soldi con atteggiamento da gangster, citando nelle strofe noti pregiudicati locali. No, non è il set di “Quei bravi ragazzi pontini” ma il video (poi rimosso) di un gruppo di adolescenti che canta una canzone “trap” ai Palazzoni di Latina. Un affresco di mafiosità che si nutre di cultura e atteggiamenti che si basano sulla condivisione di modalità, anche minuscole, di illegalità, omertà e di violenza. Ma il fascino per il male è antropologicamente una storia vecchia: una parte di società allo sbando che cerca figure di riferimento e le ritrova in falsi miti ed eroi negativi. Figure e stili di vita che i giovani recepiscono come esempi. 

La mafia però non è affatto una bella storia da emulare, piena di successo e potere, ma una tragedia civile collettiva che distrugge il futuro di tutti. In un tempo in cui gli eroi, quelli veri, sono troppo spesso bistrattati e invisibili, quanto sarebbe bello se l’impegno civile diventasse di moda. Se il figo, agli occhi dei ragazzi, diventasse l’adolescente attivo contro le ingiustizie e le prevaricazioni. E non il mafiosetto da strapazzo di periferia.

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