Il pensiero semplice

Il pensiero semplice è tra di noi. Circola, si diffonde e soprattutto condiziona. Cosa si nasconde dietro a questo fenomeno di semplificazione della realta?

Pagina tratta dal libro “Viva gli immigrati”
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Gli indiani sono bravi in matematica, macchina grande cervello piccolo, donna al volante pericolo costante, gli italiani sono mafiosi, i romeni stuprano, i politici sono ladri, le svedesi sono belle, le donne sono più sensibili, i rom rubano i bambini. Ogni incontro con l’ignoto e lo sconosciuto genera uno stereotipo, ovvero un pensiero semplice, generale, stereotipato appunto. È una forma comune di conoscenza, è il primo strumento che ogni essere umano ha a disposizione nel breve tempo. Lo stereotipo è un pensiero semplice, veloce, che tende a bloccare, ad assolutizzare; suoi amici sono gli avverbi sempreassolutamentemai. Suoi nemici sono l’approccio scientifico verso qualsiasi argomento, l’approfondimento, la ricerca.

Se ancor oggi sono moltissimi coloro che credono agli oroscopi o alla guarigione per intervento soprannaturale, il compito dell’educazione e divulgazione scientifica è ancora assai difficile e, per certi versi, può apparire senza speranza: nuove false credenze si affiancano a quelle antiche o ne prendono il posto, quasi a significare un bisogno innato di spiegazioni semplici e mitiche, perché il metodo scientifico richiede impegno e ragionamento, e l’uomo comune preferisce la meraviglia del mistero a quella della scoperta. L’impero dell’audience televisivo e della tiratura giornalistica queste cose le sa bene, e affianca alla ricerca del profitto un livellamento verso il basso della sua offerta, che si fa sensazionalistica e superficiale, quando non deliberatamente menzognera.

Le scoperte della scienza, le realizzazioni della tecnica e gli studi umanistici hanno cambiato e cambiano sempre di più la vita dell’uomo, ma c’è bisogno che al fatto dell’innovazione si affianchi la spiegazione del come e del perché, altrimenti anch’essa diventa oggetto di quella manipolazione mitologica su cui campano ciarlatani, professionisti della fuffa e della religione, fisici del Tao e psicanalisti del Gnao profeti di una nuova era, che tanto assomiglia a un nuovo Medioevo culturale.

Il problema dell’educazione scientifica è principalmente questo: richiede un minimo di ragionamento, di basi culturali fondamentali, di capacità di distinguere cause ed effetti. Di ricerca delle fonti e di approfondimenti sul contesto su cui un’informazione, per esempio, si basa. Insomma richiede fatica. Possiamo cercare di ridurre questa fatica, ma non possiamo eliminarla. Possiamo schierare tutte le nostre armi pedagogiche e tutti gli effetti speciali della multimedialità, ma dobbiamo essere consci che l’approfondimento è diventato oramai un disvalore.

La pandemia che stiamo vivendo, inoltre, sembra quasi accentuare questa propensione verso il pensiero semplice. Nascono così fantasiose teorie di negazione della realtà e di sfiducia al limite della paranoia. Gli studi degli psicologi mostrano infatti che le teorie complottiste tendono a crescere a dismisura durante i tempi di crisi, quando la paura dilaga e le spiegazioni chiare sono carenti.

Le cospirazioni e il qualunquismo attirano perché offrono una narrazione semplice e qualcuno da accusare, un “capro espiatorio”.

Per non parlare di una certa classe politica che cavalca il pensiero semplice per fare propaganda ed accumulare consenso. Perché affrontare un problema reale, complesso e impopolare con tutte le sue sfumature quando si può essere eletti a paladini degli italiani pubblicando sui social una citazione composta da 11 parole di Iva Zanicchi?

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