Harpal Singh

megafono
IL MEGAFONO
di Arrigo Andreani

Cadaveri dimenticati in fretta. Morti anonime e senza senso. Come spesso sono le vite di immigrati e clochard italiani che soggiornano agli angoli delle nostre periferie. Porzioni di città dimenticate da amministratori e amministrazioni come la ex Svar di Latina, e che solo chi abita nei paraggi conosce bene. Il volto degli ultimi questa volta è di Harpal Singh, 26 anni, indiano residente, per modo di dire, a Sabaudia. Trovato morto probabilmente per un’overdose in un sito dismesso ormai da decenni e per cui non si riesce a trovare soluzione. Rovine e decadenza a due passi dal centro diventate ormai un cimitero di gente persa e abbandonata.  Morti per il degrado, nel degrado. 

Nel fiore degli anni più belli, dove la vita in genere si costruisce, Harpal Singh se n’è andato da questa Terra nello stesso modo in cui probabilmente ci ha vissuto. Invisibile e solo. Nella superficialità di un mondo che lascia ai margini tutto quello che non gli è utile. Che allora il corpo senza vita di un giovane indiano possa spingerci tutti a tenere sempre alta l’attenzione verso gli ultimi e ricordare a chi amministra una città che angoli come la ex Svar devono essere recuperati una volta per tutte e con la massima urgenza, soprattutto se sono decenni che si riescono a trovare sempre grandi proclami e mai una soluzione.

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