Suicidio Rocco Greco, la storia dell’imprenditore di Gela che aveva denunciato i boss

Denuncia i boss ma lo Stato lo punisce: imprenditore suicida nella sua azienda

Rocco Greco, 57 anni, si è tolto la vita sparandosi un colpo di pistola alla tempia. L’uomo, imprenditore di Gela – in provincia di Caltanissetta – ebbe il coraggio di denunciare i suoi estorsori. Era diventato un simbolo della lotta al racket. La sua storia ha aspetti paradossali: l’uomo venne accusato di avere rapporti con i boss.

I mafiosi che aveva fatto condannare lo avevano denunciato, ma il Tribunale lo aveva assolto: il giudice aveva stabilito che Rocco Greco era stato vittima della mafia, non socio in affari dei boss che si dividevano il pizzo.

Una sentenza di assoluzione che però non è bastata per impedire alla Prefettura di prevedere l’interdittiva per la sua azienda. Nell’ottobre scorso – scrive il quotidiano la Repubblica – il ministero dell’Interno ha negato alla ditta dell’imprenditore gelese l’iscrizione nella white list per i lavori di ricostruzione dopo il terremoto in centro Italia. Un provvedimento che gli aveva fatto perdere alcuni appalti. Dopo l’ultima interdittiva antimafia, un mese fa, erano infatti arrivate le revoche di tutte le commesse pubbliche e private per la ditta di Greco, che si occupa di lavori edili. L’imprenditore, intanto, provava a ribadire le sue ragioni con una serie di ricorsi. Ma il Tar di Palermo non ha concesso la sospensiva dell’interdittiva.

Mercoledì mattina la decisione di farla finita. Rocco Greco si è ucciso con un colpo di pistola nella sua azienda, la Cosiam di Gela. A trovarlo sono stati alcuni dipendenti e il figlio. Soccorso, è stato trasportato all’ospedale “Vittorio Emanuele”, dove è morto poco dopo. “Denunciare i boss del pizzo mi è costato caro”, continuava a ripetere ai familiari. Sul suicidio indagano i carabinieri e la polizia.

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