Rubrica “VITE CONTRO LE MAFIE” – Criminalità, racket e minori abbandonati: le inchieste di Floriana Bulfon

Floriana Bulfon è una giornalista d’inchiesta, una di quelle che riesce a portati in mondi che pensavi nemmeno esistessero. E ti lascia li a con l’amaro in bocca. Sempre schierata dalla parte dei più deboli e degli emarginati, la giornalista friulana, ha collaborato con «l’Espresso», «Panorama», «Linkiesta» ed ha lavorato per la tv, svolgendo inchieste su criminalità, racket, armamenti, traffico di migranti e sanità. Con il videoreportage, realizzato insiema a Cristina Mastrandrea sui minori stranieri abbandonati a se stessi e sfruttati nella zona della stazione Termini di Roma, pubblicato dall’Espresso.it e diffuso anche da La7 e RaiNews24, Floriana Bulfon si è aggiudicata il Premio Luchetta 2016 per la sezione Reportage; mentre con il servizio “Regeni, i misteri del Cairo” (in onda su Rai 1, nella trasmissione “Petrolio”), si è aggiudicata la settima edizione del Premio Simona Cigana per il “Giornalismo d’inchiesta” organizzato dal Circolo della Stampa di Pordenone. È autrice di Grande Raccordo Criminale (Imprimatur) il libro che ha descritto in anticipo il sistema di Mafia Capitale. Ha vinto il Premio Carlo Azeglio Ciampi Schiena dritta, il Premio al giornalismo d’inchiesta del Gruppo dello Zuccherificio, il Premio Pietro di Donato e il Premio Estra. Laureata in filosofia e scienze giuridiche, ha conseguito un MBA con borsa di studio al merito.

fonte aracneeditrice.it

Quando ha iniziato a parlare di mafia e ad interessarsi al giornalismo d’inchiesta?

Le stragi del 1992-93 hanno segnato l’inizio della mia adolescenza. Una stagione di annientamento sanguinoso che mi ha toccato profondamente.  Ma prima delle guerre di mafia si muovono i soldi della mafia. Seguire i soldi, la strada indicata da Giovanni Falcone.  Oggi la corruzione è diventata strumento e manifestazione dell’intimidazione mafiosa e si è creato un intreccio di relazioni che ha portato a un contagio della società. Un contagio che a mio avviso significa quotidiana rinuncia alla nostra libertà, alla nostra forza di opporci. Il silenzio è complicità. Per questo ritengo sia necessario denunciare storture, violenze, responsabilità. Essere testimoni dei fatti per capirli e svelarli senza sconti.

E’ stata fra le prime a parlare di Mafia Capitale, qual è la situazione ora a Roma?

Roma, capitale del Paese e centro del potere, è da decenni obiettivo della criminalità organizzata. A Roma le mafie esistono e fanno affari. Tra violenze e connivenze scorrono fiumi di droga e si è ormai creato un sistema capace di infiltrare il tessuto amministrativo e politico. Un’illegalità resistente e uno spirito pubblico intriso di corruzione che ha portato chi doveva amministrare la cosa pubblica a mettersi a libro paga di criminali. Il mondo di mezzo è l’espressione piena di una città pronta a piegarsi a calcoli di convenienza. Roma è anche indifferenza, negazione. Un’impunità culturale prima che giudiziaria. Ritenere la corruzione una cosa normale è rassegnarsi alla manifestazione dell’intimidazione mafiosa.

Conosce la realtà criminale di Latina o più in generale quella del basso Lazio? Cosa ne pensa?

E’un territorio dove agiscono e trovano accordi famiglie di ‘ndrangheta, di camorra, di cosa nostra, di clan imparentati con i Casamonica e anche di organizzazioni straniere. Si stringono alleanze per accrescere i traffici. Per certi versi è stato un laboratorio per Roma. Il basso Lazio si è rivelato rifugio buono per latitanti e per fare affari, da quelli dei rifiuti al mercato ortofrutticolo di Fondi. E proprio Fondi è stato emblema di negazione, con il rifiuto allo scioglimento per infiltrazioni mafiose nonostante le richieste del prefetto Bruno Frattasi. Negli ultimi tempi ho lavorato sul tema della schiavitù dei lavoratori nelle campagne attorno a Sabaudia. Un sistema mafioso di sfruttamento legittimato per troppo tempo dalla connivenza. Anche in questo caso mi sono trovata a raccontare storie che fanno trasparire un deficit di valori.

Perché essere dei “passeggeri attenti” ?

Perché l’indifferenza è colpevole. E’ necessario prestare attenzione e riconoscere l’illegalità che ci circonda per rifiutarla. E partire dal rifiuto di giustificare anche i piccoli compromessi, che sono in realtà espressione piena di un sistema mafioso. Non girare la testa. Perché la legalità è questione concreta e ,ogni giorno, ognuno di noi ha il potere di dimostrare da che parte ha deciso di stare.

Il Trailer di “Invisibili. Non è un viaggio, è una fuga – Storie di ragazzi che arrivano soli in Italia”, video-inchiesta sui minorenni migranti e rifugiati non accompagnati, è un progetto delle giornaliste Floriana Bulfon e Cristina Mastrandrea promosso dall’UNICEF Italia.

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