Rubrica “VITE CONTRO LE MAFIE” – Amalia De Simone: la videoreporter della terra dei fuochi

Amalia De Simone è una giornalista professionista napoletana e videoreporter d’inchiesta di Corriere.it, collabora inoltre con RAI e Reuters. Ha dedicato molte inchieste agli intrecci tra clan, politica e mondo economico occupandosi spesso di rifiuti, appalti e riciclaggio. Per Current TV ha realizzato “Nella terra di Gomorra” (serie d’inchieste sulla crisi dei rifiuti) e realizzato reportage per i programmi “Crash” e “La storia siamo noi”. Per tre volte ha vinto riconoscimenti nell’ambito del premio Cronista dell’Anno. Ha ricevuto inoltre, tra i vari premi, il Rampino, il Paone, il Giuntella per la libertà di stampa. Nel 2013 le è stata assegnata una medaglia d’argento al valore civile dall’associazione Carlo La Catena e nel 2014 ha vinto il Premio Cutuli per la sezione Stampa Nazionale. Nel 2016 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’ha nominata Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica italiana “per il suo coraggioso impegno di denuncia di attività criminali attraverso complesse indagini giornalistiche”. Da diversi anni, Amalia De Simone, dirige Radio Siani, un’emittente radiofonica fondata il 21 novembre del 2009. Gli studi, dove la radio trasmette non solo tanta musica ma anche tanti messaggi di legalità, si trovano ad Ercolano, in un bene confiscato alla camorra e al boss Giovanni Birra, leader di una famiglia mafiosa, acerrima nemica del clan degli Ascione. Ercolano per anni è stata teatro di una guerra sanguinosa, dove la criminalità organizzata si era impadronita di tutto, perfino di Radio Nuova Ercolano, che veniva usata dai boss per comunicare dei messaggi agli affiliati rinchiusi nei carceri di Poggio Reale e di Secondigliano. Ora invece a sostituire quel mezzo di informazione utilizzato per scopi mafiosi c’è appunto Radio Siani, composta da un gruppo di ragazzi che hanno l’obiettivo di cambiare le cose e realizzare un domani migliore.

Amalia De Simone è una giornalista vecchio stampo, di quelle che vanno sul posto telecamera alla mano anche quando non è consigliabile farlo, che lavora a stretto contatto con le sue fonti, che spesso scova piste investigative poi raccolte e alimentate dalle forze dell’ordine, come appunto nel caso della radio locale che trasmetteva attraverso le canzoni neomelodiche e le dediche, messaggi cifrati per i boss della camorra. La giornalista campana ha scelto una strada impervia, quella che parte dal giornalismo d’inchiesta e che molto spesso passa per verità scottanti e scomode. Impegno tanto utile quanto mal riconosciuto. Piccoli grandi eroi che si trovano ogni giorno non solo a combattere contro il consueto malaffare a cui l’Italia ci ha  purtroppo abituati, ma anche contro la morsa della precarietà che non consente loro, molto spesso, di lavorare con la giusta serenità e al pieno delle proprie forze. Ma fra querele temerarie e stipendio da portare a casa quello che ci riconsegnano giornalisti come Amalia De Simone è un messaggio di libertà e giustizia. La lotta contro la collusione e la connivenza mafiosa. La giornalista napoletana, impegnata soprattutto sul fronte delle eco mafie, ci ha fatto scoprire, tramite le sue video inchieste, scenari quasi apocalittici come il litorale Domizio, intorno a Castel Volturno, scempiato da costruzioni frutto della speculazione edilizia e dell’abusivismo, trasformato in una zona fantasma, abitata dal degrado e soprattutto dalla mafia nigeriana, attiva nel mercato delle armi, nel racket della prostituzione e nello spaccio di eroina.

Le domande di Passeggeri Attenti.

Quando e perchè ha iniziato a parlare di mafia e ad interessarsi al giornalismo d’inchiesta?

Per necessità e perché amo sperimentare e mettermi alla prova, ho provato a lavorare in vari modi (carta stampata, radio, tv , web) facendo prevalentemente cronaca. Ma il mio pallino è stato sempre quello della notizia in più e cioè quella inedita, che altri non avevano trattato. Da qui al giornalismo d’inchiesta il percorso è naturale. E poi questo tipo di giornalismo, anche se faticoso sotto tanti punti di vista, mi ha dato spesso la possibilità di incidere sui fatti, provare a cambiare qualcosa, non sempre si riesce ma comunque vale la pena tentare.

Ha mai pensato di cedere alle minacce di chi la voleva in silenzio o che non valesse la pena rischiare?

No. Per carattere più mi si vorrebbe costringere al silenzio e più reagisco. Poi ovviamente arrivano anche i momenti in cui le cose ti sembrano troppo grandi e ti senti sola. Questo tema delle intimidazioni nel mio caso si traduce con gli attacchi attraverso le querele temerarie che, credetemi, non sempre è facile affrontare.

Conosce la realtà criminale di Latina o più in generale quella del basso Lazio? Cosa ne pensa?

Conosco la mafia della zona. In passato mi sono molto occupata della questione del mercato di Fondi, crocevia di affari e alleanze tra varie mafie (dalla Sicilia alla Campania). So che in tutta la provincia c’è una presenza consistente di personaggi legati a clan di varia estrazione come i casalesi, ci sono gli Schiavone ma anche i Mallardo di Giugliano, i Moccia, i Nuvoletta. So che si è parlato di rifiuti tossici seppelliti in qualche discarica e so che da quelle zone passano anche gli affari dei narcotrafficanti. Mi piacerebbe approfondire e appena mi sarà possibile lo farò.

Perchè essere dei “passeggeri attenti” ?

Perché l’indifferenza è il male del nostro tempo. Non possiamo permetterci di non essere attori delle decisioni che ci riguardano nè è possibile non curarsi di ciò che accade intorno. Altrimenti saremo destinati ad una regressione civile difficilmente recuperabile.

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