Lotta alla criminalità: vite contro le mafie

L’Italia terra di poeti, santi e navigatori. E aggiungerei anche di mafiosi, colletti bianchi ed eroi. Si, non sono calciatori e nemmeno piloti. Non sono personaggi dello spettacolo, del cinema o della musica. Non sono famosi e nemmeno ricchi. Sono giornalisti, reporter, magistrati, sacerdoti, imprenditori, commissari, questori, agenti infiltrati. Gente normale, persone che potremmo essere noi ma che non abbiamo il coraggio di essere.

Perché se la società in cui viviamo non è completamente marcia, se il prepotente potere mafioso non ha preso completamente il sopravvento sui quartieri e sulle strade delle nostre città è anche per merito loro. Loro che ci mettono la faccia anche al posto nostro. Sono professionisti di frontiera, spesso giovanissimi. In molti casi lavorano per pochi euro ad articolo, senza tutele contrattuali né legali. Oppure sono magistrati che vivono in case e auto blindate senza più una vita sociale. Negli ultimi otto anni sono stati denunciati oltre duemila atti di ostilità nei confronti di giornalisti italiani. Storie di violenza e intimidazione in costante crescita. Solo nel 2014, i cronisti vittime di minacce sono stati almeno cinquecento. Ormai si registrano tre casi ogni due giorni. Episodi gravi, che quasi sempre restano impuniti. Senza considerare gli oltre trenta giornalisti già sottoposti a misure di tutela dal Viminale. Essere il paese dove si è già assistito alle morte di undici cronisti, di sacerdoti e magistrati non è servito ad alzare l’asticella dell’attenzione da parte dello Stato e degli organi competenti. Come è possibile che dove arrivano i giornalisti di strada non riescano ad arrivare le forze dell’ordine? Come è possibile che i magistrati vengano spesso isolati e lasciati nell’anonimato?

In Italia non ci sono zone immuni dalla criminalità organizzata, né dai suoi tentativi di condizionare la libera informazione. Lo dicono i dati: lo scorso anno solo in Valle d’Aosta e Molise non si sono registrate intimidazioni nei confronti della stampa. L’area più pericolosa è il Lazio. Dall’inizio del 2015 qui sono stati denunciati 26 episodi di violenza. Seguono la Campania e la Lombardia. Due tra i casi più recenti riguardano proprio il Nord Italia. Salvo qualche eccezione, nella relazione non ci sono nomi di giornalisti famosi. Alle violenze tradizionali si è recentemente aggiunta un’altra forma di pressione. “Un uso spregiudicato e intimidatorio di alcuni strumenti del diritto”. Sono le querele temerarie, azioni civili per danni. Interventi legali che non hanno tanto l’obiettivo di far valere i propri diritti, quanto di mettere a tacere i cronisti più scomodi, per spaventarli e indurli ad autocensurarsi. Esemplare il caso di Milena Gabanelli, volto noto della Rai ed ex responsabile del programma di inchieste Report che al momento conta sessanta cause aperte in buona parte senza presupposti. La sua è una vicenda paradossale. Negli anni la trasmissione ha ricevuto richieste di risarcimento per una cifra complessiva superiore ai 250 milioni di euro. Ma ne hanno persa solo una in appello, per 30mila euro. L’effetto è evidentemente più perverso quando a ricevere la richiesta danni è un giornalista di un piccolo giornale locale. O, peggio, un freelance senza tutele legali. A volte basta un avvocato per censurare una notizia.

Passeggeri Attenti non si ripromette di cambiare il mondo, ne di avere la presunzione di smuovere le coscienze. Quello che vuole fare è mettere sotto i riflettori le vite di chi, con enormi sacrifici, ogni giorno da fastidio con il proprio lavoro alla criminalità organizzata, il più grande cancro della nostra bella Italia.

Vite spese spesso nell’anonimato, seppur tanto preziose. Vite di gente che per comodità consideriamo eroi, senza sapere che in questo modo li condanniamo inconsciamente ad essere soli a fare il lavoro sporco al posto nostro. Dovrebbero essere solo dei grandi esempi da seguire.  

E’ con questi presupposti che nasce la rubrica “Vite contro le mafie” che racconterà di settimana in settimana le storie di tanti giornalisti e magistrati, ma anche sacerdoti, questori, agenti  e anche “semplici” persone, che dedicano la loro vita alla lotta in prima linea alle mafie e al malaffare.

In un paese dove troppo spesso abbiamo visto portare indifferenza ai vivi per poi adorarli dopo morti, Passeggeri Attenti sceglie di accendere le luci sulle storie di chi questa guerra la sta ancora combattendo e la continuerà a combattere, non solo per una questione di professionalità, ma anche per regalare a tutti noi un posto migliore dove vivere.

Arrigo Andreani

Alcuni delle persone di cui parleremo: Nino Di Matteo, Lirio Abbate, Michele Albanese, Amalia De Simone, Giovanni Tizian, Roberta Mani, Roberto Rossi, Giuseppe Pignatone, Nicola Grattieri, Giuseppe Baldessarro, Manuela Mareso, Paolo Borrometi, Federica Angeli, Arnaldo Capezzuto, Ester Castano, Marilù Mastrogiovanni, David Oddone, Roberta Polese, don Giacomo Panizza, don Maurizio Patriciello, don Cosimo Scordato.

 

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