Ritardo e pregiudizio, il primo anno di Coletta sindaco

La “Rivoluzione gentile” del cardiologo latinense è arrivata zitta zitta al primo anno di attività. Che poi zitta zitta non proprio viste le problematiche in cui si è dovuta e si dovrà raccapezzare. Chissà se per la testa di qualche membro della maggioranza sia mai passato un “Ma chi me l’ha fatto fare!”.

In considerazione di questo e molto altro, l’analisi dell’anno passato dall’insediamento in Comune di LBC e del sindaco Damiano Coletta merita sicuramente un’ampia premessa. Parlare di cambiamento non è proprio corretto. Se si vanno ad analizzare i risultati delle elezioni dello scorso giugno si può notare infatti che al primo turno il candidato con più voti ottenuti sia il rappresentante del vecchio establishment, Nicola Calandrini. Se per scaramucce interne non fosse saltata l’alleanza con Alessandro Calvi (FI) e avessero corso insieme, avrebbero vinto le elezioni già al primo turno e con largo consenso. Quindi, per una questione di numeri, l’avvento di Coletta è frutto delle faide interne al centro-destra più che della scelta convinta dei suoi cittadini. La domanda da farsi è: perchè nonostante il dissesto prodotto da 20 anni di mala-amministrazione la maggioranza dei cittadini ha deciso di ri-votare di nuovo quella classe politica?

E’ con queste dovute precisazioni che si deve prendere in esame il primo anno della nuova amministrazione.

Una giunta che governa una città in cui il muro di Berlino non è mai crollato. Dove ancora i cittadini sentono forte la distinzione fra destra e sinistra, fascismo e comunismo. Dove queste distinzioni diventano fonte di inutili e forti pregiudizi, incancreniti in un tessuto sociale già molto fragile ed allentato dalle mille origini che popolano questo territorio.

Damiano Coletta ha ereditato un territorio martoriato in cui più che la crisi finanziaria si fa sentire quella delle coscienze.  

COSA NON E’ ANDATO

La comunicazione – A volte assente, a volte poco efficace. E’ vero che più di chiacchiera questo Comune ha bisogno di azioni, ma non bisogna sottovalutare la sete di una cittadinanza che ormai è diventata molto esigente. Nel bene o nel male in questa città si è tornati ad interessarsi alla politica.

L’atteggiamento – Dopo tutta la fatica fatta per “cambiare pagina” ciò che proprio bisognerebbe evitare di far percepire è l’atteggiamento sprezzante. Non c’è niente di peggio che salire su un piedistallo e puntare il dito, anche quando se ne avrebbe il diritto. La vendetta non paga, il lavoro si.

Ritardi – In ritardo su verde pubblico e problematiche di ordinaria amministrazione. L’attenuante del freno a mano tirato dalle grosse problematiche ereditate dal passato regge fino ad un certo punto.

COSA E’ ANDATO

Bandi pubblici – Con le casse all’asciutto c’era davvero poco da inventarsi. Ottima quindi la capacità di intercettare i fondi messi a disposizione dai bandi pubblici. Degno di nota il finanziamento di 18 milioni di euro che Latina si è aggiudicata e che verrà destinato alla riqualificazione delle periferie.

L’impegno – Probabilmente per vedere risultati più tangibili ci vorrà del tempo. Quello che oggi però salta sicuramente agli occhi è l’impegno di tanta gente che spesso deve lavorare il doppio per ottenere il normale.

 

fonte messaggero.it

Si potrebbe andare nel dettaglio per ore cercando di capire come si possa pensare ad una programmazione seria con il cappio al collo stretto ogni giorno da drammi politici ed economici come la metro, il cimitero, le terme e l’SLM.  

Si potrebbe andare nel dettaglio per ore cercando di capire come si possa pensare ad una normale amministrazione con un personale fortemente sotto organico o che all’improvviso si è dovuto rimettere malvolentieri ad un nuovo “padrone”, dopo tanto tempo. Una giunta condannata ad essere solo di passaggio fin dal momento della sua elezione. Fra il pregiudizio di parte della cittadinanza che improvvisamente, per convenienza o per ideologia(?), si è scoperta esperta di storia del 900, giardinaggio, urbanistica e decoro urbano.

Si potrebbe andare nel dettaglio per ore cercando di capire perchè si richiede che i problemi irrisolti e nati negli ultimi 20 anni debbano essere risolti in 12 mesi.

“E’ la società che fa funzionare le istituzioni.”

Questo pensiero di Giovanni Falcone per me è un pò come il peperoncino, sta bene con tutto.

Ad un anno dalla rivoluzione in Comune quello che ci rimane sono i coriandoli a terra dopo la festa. Un’enorme bolla di polemiche sulle pulci dopo aver ignorato per anni gli elefanti. Quasi come se lo sforzo del voto negato al ballottaggio al vecchio e caro centro-destra ora stia tornando su in un rigurgito di insofferenza, uno spasmo. Come se si fosse tradito un grande amore in un attimo di debolezza.

Non ci siamo abituati al bello, è vero.

Forse perchè prima di abituarci al bello dovremmo abituarci a noi stessi. Produrre gli anticorpi per debellare il clientelismo, l’indifferenza e i pregiudizi che attanagliano questa terra. 

Non si può pretendere il cambiamento che non si è stati.

Arrigo Andreani

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