Anche a Latina è “Il tempo della gentilezza”

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Durante questa fase emergenziale causata dal covid-19 la Croce Rossa Italiana ha intensificato i suoi servizi con "Il Tempo della Gentilezza", adattandosi a nuove esigenze per offrire supporto e assistenza alle persone più vulnerabili. Anche qui a Latina i volontari, con azioni silenziose, sono stati e continuano ad essere sostegno per tantissime famiglie in difficoltà e persone sole.

Sono centinaia. O forse di più. Sono i volontari che continuano ad alleggerire i drammi della popolazione più fragile. Quella più esposta agli imprevisti. Quella ai margini, quella nata semplicemente con qualcosa in meno. O nel posto sbagliato. Quella che abita in case davanti alle nostre o in strade nascoste che mai avevamo notato nelle nostre città. Quella che per una questione di destino non siamo noi. Perché spesso il fardello più insopportabile da sostenere è un qualcosa al quale non ci si rassegna mai. E di solito non sono i grandi dolori, dai quali si trova conforto prima o poi. Ma quelli piccoli e costanti. La solitudine, la disabilità, la malattia, la vecchiaia, la povertà. Sono bestie invisibili, dolori sepolti in profondità. Come un piccolo osso rotto nel proprio corpo, ma in un punto marginale. Che solo in qualche posizione, quando lo tocchi, ti fa digrignare i denti dal dolore, sempre. La Croce Rossa ha chiamato il periodo che stiamo vivendo “Il tempo della gentilezza”. Un tempo in cui l’emergenza Covid ha messo alla prova tanti volontari che si sono spesi invisibili per gli invisibili. Senza mai fare un passo indietro, anzi. L’aumento esponenziale delle fragilità in questo periodo è andato di pari passo con l’aumento dei volontari CRI, indice di come l’umanità resta intrinseca nell’uomo e alla fine esca sempre con prepotenza, soprattutto nelle emergenze. Ricordandoci che la nostra natura rimane sempre quella dell’empatia e della solidarietà nonostante  il mondo sia spesso un posto sporco e pieno di insidie, che raramente rispecchia le nostre aspettative.

E allora viene da coltivare una speranza, che non sia solo un tempo, ma un nuovo approccio alla vita di tutti. La crisi sociale, sanitaria ed economica che siamo e saremo chiamati ad affrontare ce lo impongono. Ma siamo chiamati ad un tempo che sappia anche andare oltre, che non debba sempre intervenire quando è troppo tardi. Un tempo che sappia fare prevenzione. Un tempo che possa riconnetterci al bene comune, allontanandoci dalle tentazioni dell’ego. Un tempo che permetta alle paure di essere condivise trasformandole in qualcosa di buono, insieme. Perché è vero. E’ facile essere gentili quando non si hanno problemi economici, o familiari, o di salute. Ed è quindi comprensibile la rabbia degli ultimi o degli emarginati o di chi è in difficoltà per i più svariati motivi. Ma la rabbia è un mostro che distrugge e non risolve. E’ un mostro da combattere insieme, unendo le forze in un patto di collaborazione che esuli sempre dalla ricerca di nemici su cui riversare le nostre frustrazioni.

In una società preda dell’individualismo, bisogna tentare di scrivere una pagina nuova, come in un sussulto di nuove ispirazioni davanti ad un foglio bianco. Quando il vuoto si trasforma in mondi, e volti, e colori. Con la feroce determinazione che si prova quando si deve consegnare qualcosa immediatamente, prima che si dimentichi.

Oggi è un giorno in cui la morte e la solitudine che ci siamo lasciati dietro non ci fa respirare. Le nostre certezze lavorative sono state rimesse in discussione. Ed è difficile trovare spiegazioni per questo nuovo mutevole cielo che percorre la scala dei colori, nelle sue sfumature, dal grigio, al bianco, all’azzurro. Ora alla ricerca dell’uniformità. Della forza rassicuratrice della compattezza. Quel cielo non uguale per tutti, sfida la nostra anima filacciosa che sente, oramai, che l’avere tutto non basta, se non hai l’unica cosa di cui hai davvero bisogno.

 


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