Ultras

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megafono
IL MEGAFONO
di Arrigo Andreani

C’è una parte di pancia che in alcuni di noi mormora forte. Li dove l’empatia è stata sconfitta dal personalismo. La tolleranza dal livore. Il ragionamento dall’istinto. La conoscenza dalla saccenza. L’approfondimento dal sospetto. La comprensione dalla rabbia. Se a me qualcosa non va bene deve andare male anche a te. Quello che non capisco o non condivido si è trasformato nel male assoluto. Il capro espiatorio per riversare il proprio carico di bile. Ultras delle emozioni e della politica. 

Tu tifi per questo o quell’altro e puoi diventare d’un tratto mio nemico. Se io non sono in grado di fare una cosa non la devi fare nemmeno te. E se la fai la pagherai con il mio risentimento. Se io sono in difficoltà lavorativa vomito odio su di te, che magari hai avuto un diritto che penso che a me sia stato negato. Come prendermela, un esempio fra tanti, con una ragazza liberata dopo 18 mesi di prigionia. Con la velocità del giudizio che solo la frustrazione sa generare. Una guerra fra poveri dove una cosa esclude sempre l’altra e l’elevazione personale è diventata roba da buonisti. Come se togliere diritti agli altri possa darne di più a noi stessi.


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