Gli eroi sono quelli che fanno ciò che possono

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Parafrasando Romain Rolland esistono ancora molti eroi in Italia e nel mondo che facciamo fatica a vedere. Eppure gli eroi sono talmente semplici da essere davanti agli occhi di tutti. Sono quelli che fanno ciò che possono. Persino noi potremmo esserlo, se solo volessimo.

In questo periodo di quarantena e di lotta contro il virus ci siamo chiesti spesso cosa abbiamo imparato. Quello che forse ci chiediamo meno però è cosa di vecchio continuiamo a fare. Come per esempio riproporre inconsciamente soliti schemi mentali che ben si adattano ad ogni tipo di situazione, volendo. Se c’è una cosa, infatti, che la pandemia non ha modificato è la continua ricerca di eroi. Nella mitologia di vari popoli primitivi, venivano considerati esseri semidivini ai quali si attribuivano gesta prodigiose e meriti eccezionali; presso gli antichi, gli eroi erano in genere o dèi decaduti alla condizione umana per il prevalere di altre divinità, o uomini ascesi a divinità in virtù di particolarissimi meriti. Nell’era moderna, l’eroe è colui che, di propria iniziativa e libero da qualsiasi vincolo, compie uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune.

“Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi” diceva Brecht, poveri noi che non ne possiamo fare a meno verrebbe da dire. La parola “eroe” non sono mai riuscito a digerirla del tutto perché mi sa un po’ di scappatoia, il delegare qualcosa a qualcun altro. Come lasciare il lavoro sporco a Tizio piuttosto che a Caio. O forse più romanticamente il bisogno di sapere che c’è qualcuno che ci difende dal male, sacrificando se stesso. Sì, perché l’uso e l’abuso che si fa di questo termine nel nostro panorama informativo o nel nostro immaginario, ha ormai spogliato questo termine di qualsiasi senso. Il gatto è rimasto su un albero? Il pompiere eroe lo tira giù incolume. Quella famiglia è in difficoltà economica. Il volontario eroe gli porta una spesa di generi alimentari fin dentro casa. Parte un ordine di arresto per un noto mafioso? Che eroe il magistrato che ha avuto il coraggio di farlo. Gli infermieri che si prendono cura di noi? Sono passati dal terrore nelle guardiole dei pronto soccorso dove spesso erano vittime di aggressioni ad essere eroi e/o angeli scesi dal cielo. Malvivente in fuga? Il poliziotto eroe lo insegue e lo cattura. Medico salva vita in ospedale? “Ringraziamo Dio”. Ops quella è un’altra storia. 

Come non ricordare poi il “salga a bordo, cazzo!” che fece balzare agli onori della cronaca il capitano De Falco o, più recentemente, il capitano Gennaro Arma, l’ultimo a scendere dalla Diamond Princess in Giappone dopo il periodo di quarantena a bordo. Entrambi, ad onor del vero, parevano quasi infastiditi da tutta l’attenzione mediatica improvvisamente guadagnata e vivevano con malcelato fastidio le domande del tipo: “lei si sente un eroe?”. Ho fatto solo il mio dovere, dicevano. Che portava però ad un: “ma come sono modesti i nostri eroi”. Un vicolo cieco insomma.

Ma se i nostri eroi fossero essenzialmente uomini intellettualmente onesti che hanno svolto semplicemente il proprio compito o il proprio lavoro? Quanto turberebbe le nostre coscienze? Quanto ci farebbe pensare a tutte quelle volte che evitiamo di fare la nostra parte anche se potremmo? Quanto ci spaventerebbe scoprire che tutti noi potremmo essere degli eroi?

Certo, non possiamo partecipare tutti in prima linea in guerre per le quali molto spesso, per un motivo o per un altro, non si hanno gli strumenti per combatterle. Ognuno ha la sua occupazione nel mondo e le proprie possibilità ovviamente. Come non ringraziare infatti chi svolge una professione votata alla difesa e all’aiuto verso gli altri rischiando spesso anche la propria incolumità. Anzi, dovremmo ricordarci più spesso di farlo. Non solo nelle emergenze.

Ma se una persona diventa un eroe di solito è perchè è rimasta sola. Perché le persone intorno gli hanno delegato il compito di battersi nel pericolo e nelle ingiustizie al loro posto. La storia è piena di questi uomini e donne. E forse quello che dovrebbe farci riflettere è che ognuno di noi facendo la sua parte, in modo diverso, può contribuire a rendere la parola eroe un bene comune. E magari non esisteranno più eroi solitari, perchè a nostro modo lo saremo tutti. Individui della stessa comunità che, ognuno con i sui mezzi, combattono la stessa battaglia.

 


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