Mezze maratone

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megafono
IL MEGAFONO
di Arrigo Andreani

Il sabato e la domenica mattina erano il rumore delle aspirapolveri. L’odore del ragù verso ora di pranzo. Il silenzio del pomeriggio e le tavolate con la pizza a portar via la sera. Ma questo nemico invisibile ha cancellato ogni logica, anche quelle delle giornate che ormai rimangono riconoscibili solo per chi è costretto ad uscire di casa per lavorare. Per gli smart working e tutti gli altri, rinchiusi in alveari con balconi, ogni giorno potrebbe essere l’altro. Le aspirapolveri suonano sempre, l’odore del ragù quasi porta alla nausea a forza di sentirlo. 

E le luci delle case sono sempre vive. E così ci incontriamo a distanza nelle mezze maratone intorno ai nostri palazzi, un quadrato di cemento su cui ormai abbiamo lasciato i solchi. Siamo diventati strade e piazze che non portano in nessun posto. Ed è quasi comico incrociare ad ogni giro del circuito chi fa il percorso al contrario. Ci si sorride. Ci si scambia un saluto. Ci si guarda con grande empatia. Quello che non succedeva prima in libertà, succede ora nella nostra mezz’ora d’aria.


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