L’odio in quarantena

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megafono
IL MEGAFONO
di Arrigo Andreani

L’odio sembrava essersi preso finalmente una pausa. Forse per lasciare spazio all’unione contro un nemico invisibile e subdolo. Ma la realtà è che ha trovato solo un’altra valvola di sfogo: runner, vicini, compaesani, giovani della movida, vecchi, chi torna al sud, immigrati, spesaioli incalliti, passeggiatori compulsivi, quelli della casa al mare, cinesi, buonisti, governo ladro. La domanda è sempre se sia internet a scatenarlo o ci sia sempre stato e il web ce lo mette solo in vetrina. 

E poi ci sono quelli del “in Cina se ti muovi dalla quarantena ti sparano” e in Russia “se esci ti danno 5 anni di carcere” (al netto delle bufale). Quelli che “ci vorrebbe anche qui” e poi noleggiano i cani dei signori del piano di sopra per girare la città. Ci vogliono le regole e poi non li tieni dentro casa nemmeno con l’abbonamento premium di PornHub gratuito. Quelli che timbravano il cartellino e poi andavano a fare la spesa e che ora pur di non stare a casa vanno in ufficio anche quando lo Stato gli impone di non andarci. Diciamolo. In Italia le “maniere forti e risolutive” piacciono a tanti. Finchè a subirle sono gli altri.


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