Latina e i legami oscuri della politica

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Gina Cetrone, ex consigliera regionale, già citata dal collaboratore di giustizia Riccardo finisce in un ulteriore approfondimento investigativo che la Squadra Mobile sta conducendo sotto la direzione ed il coordinamento della Direzione distrettuale Antimafia di Roma.

Si fanno sempre più fitte ed ingarbugliate le ipotesi di intrecci fra mala e politica a Latina. Dopo le dichiarazione del mese scorso del pentito Agostino Riccardo che tirava in ballo molti pezzi grossi della politica pontina arriva anche l’arresto di Gina Cetrone, ex consigliera regionale, già citata dal collaboratore di giustizia e che finisce così in un ulteriore approfondimento investigativo che la Squadra Mobile sta conducendo sotto la direzione ed il coordinamento della Direzione distrettuale Antimafia di Roma. 

I FATTI – La donna è accusata, insieme ad altre quattro persone, di estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata, con l’aggravante del metodo mafioso. Per la Dda, nell’aprile 2016 Gina Cetrone e il marito Umberto Pagliaroli, nella veste di creditori di un imprenditore di origini abruzzesi, in relazione a forniture di vetro effettuate dalla società a loro riconducibile, avrebbero richiesto l’intervento di Samuele e Gianluca Di Silvio e di Agostino Riccardo per la riscossione del credito, previa autorizzazione di Armando Di Silvio, ritenuto da chi indaga capo dell’associazione di stampo mafioso a lui riconducibile.

LA DIFESA – Nel lungo interrogatorio l’ex consigliera ha respinto tutte le accuse affermando di essere in qualche modo stata costretta dai membri del clan a servirsi di loro. In silenzio davanti al giudice suo marito Umberto Pagliaroli così come Samuele Di Silvio: entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Gina Cetrone ha scelto il ricorso al Riesame. L’avvocato dell’ex consigliera si dichiara “ convinto dell’innocenza di Gina e della sua totale estraneità alle accuse attualmente mosse a suo carico. Siamo sul viatico tecnico giuridico corretto per ottenere, nel minor tempo possibile, il riscontro positivo della pertinenza delle nostre dichiarazioni e delle relative tesi difensive, di cui siamo parimenti convinti”. Per Umberto Pagliaroli il giudice ha nominato un consulente per accertare la compatibilità con il carcere.

Il percorso che porterà alla verità sui fatti accaduti sarà sicuramente lungo e tortuoso. E fino al termine del processo vige comunque la presunzione di innocenza. Tuttavia non possiamo non farci delle domande in proposito per cercare di stabilire in che momento storico viviamo prima che diventi troppo tardi. In una recente intervista televisiva Nicola Gratteri, che insieme a Nino Di Matteo è uno dei magistrati più esposti in Italia nella lotta alla mafia, ha dichiarata testualmente “Una volta erano i mafiosi che andavano a casa dal politico per chiedere il posto per la vedova del figlio ucciso o il rinvio del militare. Oggi sono i candidati politici a chiedere ai mafiosi pacchetti di voti in cambio di appalti”. Qual è stato il cortocircuito che ha portato la nostra politica all’esigenza di sporcarsi le mani fino a tal punto? L’esigenza di vincere ad ogni costo? Ma si tratta di un cortocircuito o di un’abitudine che sempre c’è stata e che abbiamo fatto tutti finta di non vedere? E’ difficile darsi una risposta, soprattutto trovarne una che possa consolarci. Perchè se la ricerca ad ogni costo del consenso elettorale è diventato un pò il male dei nostri giorni, peggio è la mancanza di stupore dinanzi  a fatti che vedono la politica come strumento delle mafie e viceversa. Quell’apatia mista ad abitudine delle persone. Di tutti noi infondo. Che sicuramente abbiamo detto o sentito dire “ma perchè non si sapeva?” oppure “tanto sono tutti uguali”. Una sorta di rassegnazione e indifferenza per qualcosa che ormai sembra la normalità. Per poi invece accanirsi ed indignarsi sui social per buche ed erba alta, problemi (è vero) di tutte le nostre città e che ogni giorno subiamo direttamente. Ma quello che si tocca con mano spesso ci frega. Ci siamo mai chiesti se questa decadenza urbana e se questo mal funzionamento della cosa pubblica, infondo, non sia proprio causato in gran parte dalla corruzione e dal voto di scambio? O forse pensare che le cose non siano collegate è semplicemente un piacere che facciamo alle nostre coscienze?


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