Sostenitori dei Collaboratori e Testimoni di Giustizia, nasce un comitato a loro difesa

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Il Comitato per la tutela dei diritti e della sicurezza dei Collaboratori di Giustizia e dei loro familiari, nasce per raggiungere un obiettivo comune,e cioè “contribuire tutti insieme affinchè lo Stato ci ascolti e adegui le attuali “leggi esistenti” a favore dei collaboratori di giustizia e dei suoi familiari.

“Un denunciante è visto peggio di un mafioso” e con questa frase Luigi Bonaventura mi ha spiegato, in una lunga chiacchierata, la missione dell’associazione ‘Sostenitori dei Collaboratori e Testimoni di Giustizia’ nata per difendere gli strumenti utili per il contrasto alla criminalità organizzata. È doveroso ricordare che la lotta alla Mafia passa attraverso una consapevolezza sociale e non può e non deve ridursi ad azioni di singoli individui; ma è altrettanto vero che vi sono persone come alcuni magistrati, alcuni giornalisti o alcuni scrittori che sono sul campo di battaglia e che hanno bisogno di un forte sostegno sociale per continuare a fare questa doverosa guerra. L’Associazione dunque si pone l’obiettivo di creare una consapevolezza capace di creare i giusti anticorpi contro il fenomeno mafioso. Il bagaglio di esperienza è caratterizzato da vittime di mafia, da imprenditori che hanno denunciato e da testimoni e collaboratori di giustizia (https://www.facebook.com/Comitatodiritticdg/). Quest’ultimo aspetto è fondamentale in quanto rende l’azione più credibile rispetto a quella che io definisco “l’Anti-Mafia dolce” ovvero quella “da salotto”. Nelle parole di Luigi non ho mai avvertito né senso di protagonismo né tantomeno la necessità di strumentalizzare bensì solo passione e voglia di responsabilizzare la società su una tematica che riguarda tutti noi. Ed è fondamentale puntualizzare questo aspetto in quanto in quest’epoca tutto ciò che accade ha sempre una forte strumentalizzazione e spettacolarizzazione.

Non possiamo sentirci estranei a casa nostra, non possiamo nascondere la polvere sotto al tappeto e non possiamo sentirci non responsabili del fenomeno mafioso. Sminuire la criminalità vuol dire fare un favore ad essa. Più si sminuisce un fenomeno e più lo si accetta, e invece, in una società civile i fenomeni mafiosi non devono essere accettati bensì contrastati. Per fare ciò però occorre il contributo di ogni singolo individuo (nessuno escluso) e riaffermo costantemente questo concetto perché in verità noi italiani siamo contaminati dal fenomeno mafioso. Oggi, quante persone in Italia si possono definire ‘oneste’? Attenzione qui non parlo di reati ma di atteggiamenti culturali che legittimano il fenomeno mafioso. Se io chiedo una raccomandazione, se io chiedo un favore o se io cerco una scorciatoia: cos’ho di così tanto diverso rispetto ad un mafioso? L’atteggiamento culturale è esattamente lo stesso ed è per questo che nessuno può vivere da irresponsabile perché in questo Paese la deresponsabilizzazione ha causato una costante degenerazione culturale. Non è tollerabile che della trattativa Stato-Mafia nessuno sappia nulla e che nessun giornale non abbia dedicato doverose pagine a questo tema. Non è tollerabile che le operazioni di Gratteri siano viste come protagonismo mediatico. Non è tollerabile continuare a non parlare del fenomeno mafioso. Ecco, le responsabilità sono di ogni individuo e queste servono per creare una forte coscienza sociale, ma il lavoro più importante è lavorare sull’educazione dei più piccoli e l’Associazione pone questo obiettivo come prioritario attraverso la difesa dei bambini che sono esposti al rischio criminalità. Molto probabilmente quest’ultimo obiettivo è quello più forte in quanto se si tolgono le nuove generazioni dal reclutamento mafioso la Mafia è fortemente destabilizzata. Antonino Caponnetto diceva “La mafia teme la scuola più della giustizia, l’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”. Ecco, occorre ripartire dal profondo e non limitarsi alla superficie dei fenomeni. È arrivato il momento in cui dobbiamo riprogettare non l’istruzione ma l’educazione degli individui. Educare il linguaggio, le azioni e i sogni. Lo scrissi tempo fa e lo ripeto adesso “La medicina è la cultura”. Con l’impegno di ognuno di noi, con i piccoli contributi e con le piccole consapevolezze: l’Italia potrebbe essere un Paese degno di essere definito tale.


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