Latina e il presunto miscuglio fra Clan e politica

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Agostino Riccardo in videoconferenza durante un’udienza del processo Alba Pontina ha svelato quelli che secondo la sua ricostruzione sarebbero i retroscena delle campagne elettorali di molti esponenti politici e partiti

“Berlusconi: Se i mafiosi votano per me, sappiano bene che userò quei voti contro di loro. Naturalmente non vi dico chi sono “loro”. Così faceva ironia Stefano Benni qualche anno fa in una delle sue vignette facendoci però riflettere sulla meschinità della corruzione e il voto di scambio. L’intreccio tra mafia e politica è una piaga. Dobbiamo dircelo forte. Perchè è qualcosa che distrugge il sistema dall’interno abbattendo alle fondamenta il significato stesso delle istituzioni. In un momento storico in cui, più che mai, la politica è considerata lontana dalle persone ed un mezzo con la quale perseguire solo interessi personali non c’è di peggio che sentire storie in cui questo luogo comune potrebbe essere confermato. A Latina lo sappiamo bene. Un pò forse perchè questa città ha sempre rappresentato lo specchio dei luoghi comuni positivi e negativi della nostra Italia. E forse anche perchè ci stiamo purtroppo abituando al peggio.

E così al Tribunale di Latina dove si sta celebrando il processo “Alba Pontina” contro i membri del clan Di Silvio sfilano i nomi dei politici Armando Cusani, Pasquale Maietta, Matteo Adinolfi, Gina Cetrone, Nicola Calandrini e dell’imprenditore Raffaele Del Prete. E’ Agostino Riccardo a tirarli in ballo questa volta, l’altro pentito dell’organizzazione criminale che agiva a Latina con metodi mafiosi, che ha descritto punto per punto i presunti  contatti avuti con il mondo politico locale. Avvenimenti riguardanti le ultime campagne elettorali per le elezioni amministrative a Latina e a Terracina, nel 2013 e 2016.

Si parla di opera di attacchinaggio dei manifesti affidato al clan con metodi intimidatori e di voti comprati dalle liste. Il pentito ha anche parlato delle precedenti amministrative dichiarando che Maietta fu eletto consigliere comunale grazie a mille voti gestiti dal clan «La mia prima campagna elettorale l’abbiamo fatta a Pasquale Maietta assessore al  comune di Latina. Fu candidato e prese mille voti». Un altro fatto emerso dalle dichiarazioni di Riccardo riguarda le elezioni regionali del 2013 in cui dichiara che 500 voti della Curva del Latina Calcio furono “girati” su richiesta di Maietta (allora presidente del Club nerazzurro) al compagno di partito Nicola Calandrini.

Secondo quanto riportato in aula sempre da Riccardo, inoltre, il loro candidato a cui dovevano garantire visibilità con i manifesti e voti comprati era l’attuale europarlamentare Matteo Adinolfi. Il contatto con il commercialista di Latina fu fornito da Raffaele Del Prete, il noto imprenditore dei rifiuti, che avrebbe pagato, secondo le dichiarazioni del pentito, svariate migliaia di euro indirizzando i Di Silvio a fare campagna per lui. I partiti quindi non si sarebbero serviti della criminalità di origine nomade solo per l’attacchinaggio dei manifesti elettorali ma anche per garantirsi pacchetti di voti.

“Tutti coloro che hanno pagato per comprare voti erano perfettamente a conoscenza dei nostri metodi” ha dichiarato infine Riccardo. Accuse pesanti e naturalmente da verificare.

LE SMENTITE

MATTEO ADINOLFI – “Con riferimento agli articoli di stampa di questi giorni – ha detto l’europarlamentare – relativi alle dichiarazioni del pentito Riccardo Agostino, secondo il quale in maniera indiretta avrei usufruito della sua attività nel corso della campagna elettorale per le elezioni amministrative del 2016, intervengo per negare con forza la veridicità di tali affermazioni e smentire qualsivoglia illazione o speculazione di natura politica. Va innanzitutto premesso – ha specificato – che, come lo stesso Riccardo (e prima di lui Pugliese) ha riferito, mai ho incontrato o mi sono solo relazionato con qualcuno di questi personaggi.”

PASQUALE MAIETTA – “Ho avuto una carriera politica che mi ha dato enorme soddisfazione, grazie ad un consenso, ottenuto non dagli zingari, come si ostina a far credere alla gente ed alla città, sia qualche politico, sia qualche giornalista. Consenso ottenuto invece con sacrificio e dedizione in ogni parte della città. Non ho mai venduto o ceduto la mia funzione pubblica agli interessi di alcuno, ed in particolare non l’ho venduta o, ceduta ad alcuno dei membri dei clan criminosi emersi con alba pontina o don’t touch.”

NICOLA CALANDRINI – “Non posso escludere che Pasquale Maietta nel 2013, quando io ero candidato alla Regione e lui alla Camera in Fratelli d’Italia nello svolgere campagna elettorale per lui, abbia richiesto a terzi e quindi anche nell’ambiente calcistico nella sua qualità di allora presidente del Latina Calcio, di votare per me alle Regionali. Ma fin dalla mia prima candidatura, nel 2002, il mio consenso elettorale e i voti raccolti sono perfettamente riconducibili a un elettorato storico e consolidato nel tempo. Le persone che mi hanno sostenuto e che mi sostengono tutt’ora le ho sempre incontrate alla luce del sole e nella più totale trasparenza. Questo è il solo modo che conosco di fare politica e di raccogliere consensi”

A verificare le accuse mosse alla politica pontina da parte dei pentiti del clan Di Silvio dovrà essere necessariamente la magistratura. E in attesa di questo non possiamo fare altro che domandarci cosa possiamo fare noi cittadini per le nostre città. Se dovessi basarmi su una linea guida penserei a De Gasperi che giudicò sempre l’attività politica e l’impegno sociale come una “missione”, ispirata dall’insieme di realismo e idealismo, da coerenza tra idee politiche e comportamento personale sia nella vita pubblica che privata, una vocazione alla moralità insomma. Ma sarebbe come scaricare ogni mia responsabilità su qualcun’altro e non sarebbe giusto. Perché la politica è tutto ciò che ci riguarda e volersi escludere dai suoi confini o girarsi dall’altra parte genera mostri che mettono radici profonde e dalle quali diventa poi sempre più difficile liberarsi. Platone diceva che il prezzo pagato dalla brava gente che non si interessa di politica è di essere governata da persone peggiori di loro.


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