Le famiglie Spada e Di Silvio. E il reddito di cittadinanza.

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Il giornalista Nello Trocchia ci dipinge un affresco delle famiglie Spada e Di Silvio. Da una parte due famiglie unite dal profilo criminale e dall'altra cittadini che vivono nel timore dei clan.

Nello Trocchia spiega chi sono le famiglie Spada e Di Silvio: “’L’origine è la medesima ma quello che li unisce è il profilo criminale. Noi vediamo quell’immagine lì, ma dietro c’è una statura di violenza, ci sono le vittime. I giudici scrivono che i cittadini di Frosinone come quelli di Roma vivono nel timore del clan”. 

Angelo De Silvio, condannato per estorsione, usura, oltraggio a pubblico ufficiale, percepisce il reddito di cittadinanza. Percepisce il reddito anche sua nuora, Liana Spada, condannata, in via non definitiva, per spaccio. 

Il capo del clan Di Silvio in aula “saluta” i suoi. Scena surreale in Tribunale a Latina. I giornalisti parte civile

 
Saluti, baci, gesti per dire: “tranquilli, ci vediamo presto”, rassicurazioni. Costantino Di Silvio detto Cha Cha manda messaggi a tutti i parenti e gli amici del clan che sono venuti a salutarlo in aula in Tribunale a Latina. Succedeva lo scorso maggio. Lui dietro le sbarre, loro tra i banchi della Corte d’Assise che fanno gesti a ripetizione, comunicano in lingua rom fino a quando il Presidente, Francesco Valentini, spazientito, richiama tutti all’ordine e specialmente gli imputati presenti come detenuti. “Signori, vi ricordo che siete qui per le garanzie di questo processo penale e non per fare conversazione. Se continuate sarò costretto a far svuotare l’aula. Grazie”. Non basterà quel primo richiamo e nel giro di dieci minuti ne dovrà fare un altro il Presidente del collegio in quello che appare già un processo spinoso, ossia lo spezzone di Don’t touch, il sistema di controllo del territorio e dell’economia smontato dalla Procura di Latina nell’autunno del 2015. E che sia un processo ad altissima tensione lo si vede subito: il Tribunale di Latina è invaso (letteralmente) dai membri della famiglia Di Silvio già alle 8.30 del mattino. Fibrillazione particolarmente alta anche per la presenza di un gruppo di giornalisti, compreso il segretario di Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo, che fanno da scorta mediatica a Vittorio Buongiorno, cronista de Il Messaggero e parte offesa in quanto minacciato da uno degli imputati eccellenti, Gianluca Tuma, libero e non presente all’udienza; ma convitato di pietra perché, in compenso, ci sono tutti, ma proprio tutti, i componenti della galassia Di Silvio, considerata fino a non molto tempo fa una nebulosa di ladri di polli malvestiti e molto eccentrici. Invece non è così: si celebra il processo ad un capo. Costantino Di Silvio, infatti,incarna esattamente quel ruolo: è tornato in Tribunale da detenuto dopo tre anni dall’arresto, dimagrito e in forma, lucido, manda messaggi ai suoi, saluta la sorella, Maria Grazia che, a sua volta, quando arriva in Tribunale è riverita da tutti gli altri. Dietro le sbarre, oltre al fratello Cha Cha, appunto, ci sono i figli, Angelo-Palletta Travali e Salvatore Travali, i germani terribili che erano il braccio esecutivo della banda, capaci di tutto. La famiglia li aspetta in aula e, in futuro, fuori del tutto. E li sostiene. In questo momento stanno affrontando un momentaccio. La sorella dei Travali, Valentina, già indagata in Alba Pontina, l’operazione che per la prima volta, con atto firmato dal Procuratore Michele Prestipino,  ha contestato l’aggravante mafiosa agli zingari di Latina, è l’unica che si è lasciata andare pubblicamente, o meglio su Facebook, contro i primi pentiti del clan. Ossia Agostino Riccardo e Renato Pugliese, figlio di Costantino Cha Cha. Valentina li schifa. E ha scritto di loro che sono “due figli di un Dio minore”. Considerati traditori e pervertiti quei due hanno, nei fatti, incrinato un muro di silenzio poiché hanno descritto gli zingari dei Latina e la famiglia Di Silvio, in particolare, come  una pericolosa organizzazione che per comandare in città “non aveva bisogno di sparare”, bastava il nome. Parte delle dichiarazioni di Pugliese e Riccardo è venuta fuori in queste settimane con la pubblicazione di stralci di verbali resi davanti ai magistrati della Dda di Roma e, contemporaneamente, qualcuno ha messo in rete video di Costantino Di Silvio Cha Cha nudo mentre festeggia l’elezione di un onorevole, probabilmente il suo amico di sempre, Pasquale Maietta, imputato in un altro procedimento, quello per il riciclaggio di denaro legato al Latina Calcio e nel quale i pentiti sono stati ammessi come testi della pubblica accusa. C’è chi in questi giorni ha ipotizzato che i video denigratori dell’immagine, anche umana, di Costantino Di Silvio sia stata una sorta di vendetta o avvertimento per il pentimento del figlio. Ma ieri, quando è apparso in aula, proprio lui ha smontato ogni sospetto. I video non ne hanno scalfito l’immagine e neppure il potere e men che meno il rispetto che gli è stato tributato dai parenti e affiliati presenti, sia gli imputati liberi, compreso Angelo Morelli, detto Calò, il primo a alzare il pollice verso Cha Cha in segno di approvazione. E rispetto. No, non è successo nulla. No, i video che immortalano Costantino Di Silvio nudo e folle mentre canta e compie gesti osceni non ha cambiato il livello della sua allure criminale e nemmeno le dichiarazioni del figlio. Si va avanti. Il clan ha ottenuto un altro rinvio perché uno degli imputati è malato, si torna in aula il 17 settembre prossimo. Nessun problema, nessuna smagliatura. Don’t touch è stato un incidente di percorso. “Latina è nostra” come ha detto un altro capo importante, Armando Di Silvio detto Lallà. E a settembre tornerà in Tribunale a Latina anche gli avvocati Giulio Vasaturo, che è il legale di Vittorio Buongiorno e della Federazione Nazionale della Stampa, e Irene Mottola per Stampa Romana. Entrambi hanno chiesto di essere parte civile.  fonte articolo21

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