Standa e Littoria

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IL MEGAFONO
di Arrigo Andreani

A Latina di pane e nostalgia ci vivono in molti. Così tanto che spesso si torna a parlare di una raccolta firme al fine di riuscire a promuovere un referendum popolare nel quale si possa scegliere di poter tornare a chiamare Latina con il suo nome originario: Littoria. Alla base di questa voglia di ritorno al passato ci sarebbe la volontà di recuperare la memoria storica della città. Allora mi è tornato in mente subito quando da bambino, all’inizio degli anni ‘90, mi portavano alla “Standa”. Ve la ricordate? Quei grandi magazzini che, dal ‘60 (credo), occupavano gli spazi dell’attuale Feltrinelli e che per un trentennio sono entrati nelle vite di un po’ tutti gli abitanti di Latina. Perché non istituire una raccolta firme per farla riaprire di nuovo? Non è anche questa memoria storica?

Infondo la Standa è stata un grande punto di aggregazione in città e, con la sua trentennale attività a Latina, avrebbe decisamente più diritto di tornare alla luce rispetto al nome Littoria, in vigore per un solo decennio. Ma che fra fascisti e la Standa non corresse buon sangue lo si era capito già nel 1938 quando, durante una parata a Roma, Benito Mussolini vide l’insegna “Standard” e diede ordine che tale “barbarismo” fosse soppresso. La direzione della società, cercando di ovviare al problema, lo risolse brillantemente con la modifica del nome in Standa (acronimo di Società Anonima Tutti Articoli Nazionali Dell’Arredamento e Abbigliamento).

Se si vuol tornare a chiamare Latina Littoria “solo” per memoria storica (e non per riferimenti ideologici) perché non raccogliere le firme per far tornare pure la Standa e, perché no, anche il Burghy al centro Morbella?


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