Schadenfreude

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megafono
IL MEGAFONO
di Arrigo Andreani

“La Schadenfreude è la forma di gioia più perfetta perché viene dal cuore”. Così recita un vecchio proverbio tedesco. Letteralmente il termine Schadenfreud è intraducibile in italiano ma si potrebbe spiegare come la “sensazione di malefico piacere causato dalla sfortuna altrui”. Il termine si macchia chiaramente di un tratto profondamente negativo, ma il fatto che venga utilizzato nella maggior parte delle lingue rileva a pieno la sua efficienza e la sua utilità. C’è molta Schadenfreude, per esempio, nei commenti euforici per l’incendio della cattedrale di Notre-Dame a Parigi o per l’uscita di una squadra italiana di calcio dalla più prestigiosa competizione europea. Insomma: se ci si convince che la disgrazia è “meritata”, il piacere cresce sempre di più. Quindi, gira che ti rigira, ci ritroviamo sempre a combattere in questo eterno spirito squadrista in cui ci si divide continuamente in due fronti in perenne guerra fra loro.

Di questo argomento si occupa anche un libro, Schadenfreude: Il Piacere Delle Disgrazie Altrui. Alla stesura dell’opera hanno contribuito diversi autori fra sociologi, psicologi e filosofi. Filippo Ceccarelli, giornalista di razza, la descrive invece come una cosa che è fuori e dentro di noi, gemella nera dell’empatia, cugina dell’invidia e della competizione, vicina di casa dell’istinto tribale che va riemergendo in una società sempre più sminuita e incattivita. In parole povere: la vendetta del grande rosicone. Dimenticavo, non sono della Juve.


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